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Pubblicazione data03/07/2012 | Attualita
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L'intervento

"Il vizio reale dell'Occidente"

"Il vizio reale dell'Occidente"
Parata dell'esercito popolare cinese (Foto Shizhao)

La cittadinanza milanese negata al Dalai Lama, l'asservimento agli Usa e l'accondiscendenza col sistema della Repubblica popolare cinese. Di Giuliano Guerrieri

Pensando alla vicenda triste della marcia indietro del Comune di Milano sulla questione della cittadinanza onoraria al Dalai Lama, a quanto sostiene qualcuno perfino con il corollario di pressioni in tal senso anche da parte del governo italiano in carica, viene proprio naturale parafrasare il titolo di un libro scritto da un noto giornalista e opinionista.
E' doveroso infatti a questo punto mettere in discussione l'atteggiamento nell'arena internazionale di tutto l'Occidente fallito; atteggiamento dettato peraltro dal paese guida, gli USA, cioè da coloro che proprio hanno imposto al nostro mondo quel modello socio-economico che ora sta mostrando tutti i suoi limiti; modello basato da una parte sulla pretesa di vivere di terziario (servizi, ecc.), con la conseguente progressiva rinuncia rispettivamente al primario (l'agricoltura e derivati) e soprattutto al secondario (la manifattura), tutte attività da delocalizzare in altri paesi, e dall'altra sulla cosi detta "finanza creativa".

Infatti sono quanto meno ipocrite delle posizioni che da un lato prevedono critiche se non minacce per paesi come la Siria, ove è in corso ormai una guerra civile che qualcuno avrà provveduto ad incentivare "casualmente", per l'Ucraina sul caso Timoshenko, per l'Iran (che era un importante partner commerciale dell'Italia, tra l'altro) sul nucleare, mentre dall'altro prevedono tappeti rossi, salamelecchi e cappelli in mano per la Cina repubblica popolare.
E questo dal momento che la Cina repubblica popolare è di fatto un regime semi-totalitario che si caratterizza per la continua mancanza di rispetto rispettivamente dei diritti civili e politici (a parte la vergogna di piazza Tienanmen, basti ricordare le condanne a svariati anni di prigione per dissidenti colpevoli solo di chiedere più democrazia), dei diritti umani (condanne a morte diffuse, aborti imposti per il programma di pianificazione famigliare, ecc.), nonchè dei diritti delle minoranze (Uiguri e Tibetani, con buona pace di coloro che possono dichiarare che il popolo tibetano e vittima principalmente delle angherie dei monaci, visto che tanto i reati di opinione vanno in una unica direzione...).

Se poi vogliamo parlare del miracolo economico cinese, non si può fare a meno di notare come ciò sia reso possibile dall'opportunismo e dall'utilitarismo cinico delle corporations occidentali, che hanno trasferito in quel paese progressivamente produzioni, know-how e capitali, attirate da un sistema caratterizzato da una massiccia compressione dei diritti dei lavoratori (alla faccia di Marx e Mao), da una mancanza di rispetto/inesistenza di norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e igiene ambientale (latte in polvere contaminato, capsule medicali ricoperte con pellicole ottenute da scarti di produzioni industriali ed altre simili amenità), e forse anche dall'esistenza di veri e propri campi di concentramento come i laogai.

Infine, a questo punto, sorgono poi anche dei dubbi legittimi sulla crescente presenza di imprenditori cinesi, attivi particolarmente nel commercio, nella gestione di locali pubblici e nella piccola media impresa (i quali, tra l'altro, secondo indagini delle CGIA come rispetto delle norme in materia fiscale, tributaria, sul lavoro in generale, ecc., sono decisamente peggio anche dei già furbetti italiani): cioè queste persone sono forse esuli politici e/o provenienti da quelle piccole isole di democrazia nel grande mare cinese, quali Taiwan e Hong-Kong?
Oppure sono regolari cittadini della repubblica popolare, e conseguentemente per forza di cose conniventi con quel regime? E quindi i soldi che tali attività drenano al nostro sistema vengono a costituire un ulteriore puntello a tale regime?

Giuliano Guerrieri, a nome della Sezione di Varese della Lega Nord

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