Il presidente di Confapi Paolo Galassi avverte l'esecutivo circa l'urgenza di attivare quelle riforme che possano dare slancio alle Pmi.
Il presidente di Confapi Paolo Galassi avverte l'esecutivo circa l'urgenza di attivare quelle riforme che possano dare slancio alle Pmi.
"Sembra ormai che la crisi abbia toccato il fondo, come testimoniano anche i nostri indicatori. Proprio ora, però, occorre non abbassare la guardia e fare rapidamente quelle riforme e assumere quelle iniziative che diano coraggio e impulso alle nostre imprese, perché la strada è ancora in salita. La ripresa vera e propria infatti è ancora molto lontana". Queste le parole di Paolo Galassi (In foto con Franco Colombo), presidente nazionale di Confapi (60 mila aziende, un milione e mezzo di addetti), nel commentare i dati diffusi dall'Istat su ordini e fatturato.
"Non dimentichiamoci - ha continuato - che la crisi ha intaccato nel profondo la solidità delle aziende, soprattutto di quelle più virtuose, che sono rimaste a corto di risorse a causa degli investimenti effettuati in innovazione e tecnologia. I dati ottimistici non devono perciò diventare l'alibi per non fare quello che va fatto per rivitalizzare il tessuto produttivo. Diversamente - ha concluso Galassi - ci sarà il rischio che questo embrionale segno di ripresa possa trasformarsi in un altro declino dal quale sarà ancora più difficile uscire".
E proprio in questa direzione va l'iniziativa voluta da Confapi e sostenuta dalla sezione provinciale di Varese presieduta da Franco Colombo. Alla ripresa delle attività produttive, dopo che per mesi erano stati annunciati i problemi posti sul cammino delle Pmi, recentemente è stata presa carta e penna rivolgendo direttamente al Governo e al Parlamento il "cahier de doleance" degli imprenditori.
Una situazione che si è resa indispensabile a seguito i ripetuti appelli, in gran parte inascoltati, che poco hanno cambiato la situazione per le piccole e medie imprese. Un "pressing" in più direzioni quindi che ci si augura possa ridare ossigeno alle aziende.