La manovra dei "professoroni" capitanati da Monti non porta nessuna novità e non applica tagli ai veri sprechi, che restano tutti. Mette solo tasse a pensionati e ceto medio
Se questi sono i "professoroni" a capo di un governo di tecnici che avrebbe dovuto applicare misure straordinarie per levarci dall'orlo dell'abisso sul quale ci ha portato l'esecutivo precedente, allora Napolitano meglio avrebbe fatto ad insediare a Palazzo Chigi una "sciura Maria" e un "ragionier Rossi", perché da loro forse sarebbero arrivate soluzioni più efficaci e sicuramente più vicine alla realtà.
Come succede nelle case dei cittadini sensati, quando i conti non tornano si applicano tagli alle spese superflue, non si va a chiedere soldi a vicini e parenti per continuare a sperperare.
Invece la manovra con entità di 30 miliardi non porta nessun cambiamento epocale, nessuna novità, nessuna "rivoluzione": semplicemente mette più tasse che i soliti noti, ceto medio e pensionati, dovranno sobbarcarsi.
In più si diffonde un clima da "tempi cupi" - come in effetti sono - che faranno contrarre i consumi complice l'ulteriore aumento Iva e arrivare galoppando alla recessione prevista per il 2012, quando si prevede che la ricchezza prodotta scenderà allo 0,5%.
Questo significherà altre aziende in crisi e perdita di nuovi posti di lavoro.
Inutile negarlo: il professor Monti fin qui è stato una delusione per chi aveva sperato in uno scatto d'orgoglio. In prospettiva un fallimento. Nessun colpo di genio, nessun "volo in libertà" che questo governo gli avrebbe consentito.
Ma dove sono i tagli veri che tutti si aspettavano? Dove sono le sforbiciate decise ai privilegi della politica, ma anche a certi superstipendi di funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione?
Perchè con il dovuto rispetto, il non percepimento dei suoi stipendi da ministro equivale a una pezza cucita sullo scafo del Titanic che affonda.
Manca il taglio immediato di parte del debito attraverso interventi sostanziosi e mirati. Lo "Stato cannibale" non dimagrisce, non si tagliano i suoi costi abnormi. Con la manovra proposta da Monti non si raggiunge né il pareggio di Bilancio nè, sopratutto, la crescita.
Eppure di margini di azione ce ne sono a iosa: mancano i tagli agli sprechi della sanità (per cui ancora non si capisce come regioni del Sud costino 4 o 5 volte la Lombardia offrendo un servizio insufficiente con pazienti costretti a viaggi di cura al Nord); alle spese militari di un esercito elefantiaco in cui le forze operative sono al 20% del totale; agli scandalosi contratti Rai (dove "artisti" e soubrette da 4 soldi percepiscono ancora stipendi da favola) e poi mancano le dismissioni degli immobili statali.
Corrado Passera, ora ministro, ha venduto gli immobili di Banca-Intesa. Cosa aspetta a fare la stessa cosa anche con quelli del patrimonio pubblico?
Solo con una percentuale attorno al 20% del totale si riuscirebbero a recuperare subito 30-35 miliardi da impiegare per riattivare i consumi.
La chiave di volta resta però il mondo del lavoro. Non è possibile crescere se non si taglia il costo del lavoro che in Italia è impressionante rispetto ai Paesi competitivi.
Serve riformare il mondo del lavoro, destinando risorse da recuperare con tagli agli sprechi esistenti. Non con nuove tasse.
Invece, come accadeva in passato, questa manovra pare un film già visto: tanti interventi spot - tranne la questione pensioni, anche questa malfatta - che non vanno ad intaccare le grandi ricchezze e il grande reddito.
Infine, da non dimenticare che questa manovra si va ad accumulare a quelle del precendete governo che avranno effetto nel 2012.
Non ci siamo professor Monti. O si cambia spartito, o musica e concerto rischiano di essere gli stessi di quelli passati. Con finale ancora più disastroso. Altro che lacrime della Fornero.
E adesso c'è chi dice che dovrà essere il Parlamento a correggere le proposte di Monti verso scelte più eque e incisive. Siamo a posto...
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