Cuasso al Monte (21050 VA), Lombardia | m.s.l.m.: 530 | Montagna interna | km²: 16,43 | Ab.: 3.571
Riaffiorano antichi reperti trovati durante gli scavi della Linea Cadorna e poi dal professor Adelio Bianchi
Riaffiorano antichi reperti trovati durante gli scavi della Linea Cadorna e poi dal professor Adelio Bianchi
Il 4 gennaio scorso, presso una nota residenza per anziani della Valceresio, il professor Adelio Bianchi ci ha consegnato dei reperti che ancora, dopo tanti anni, custodiva gelosamente. Era lo studioso che negli anni Settanta ha dimostrato la singolarità e l'importanza del castello di Cuasso. "Non ne sapevo nulla – dice il figlio Paolo –. Evidentemente li teneva nascosti chissà per quale motivo. Ha sempre dimostrato un particolare interesse per quel castello."
Il Bianchi aveva scavato all'interno della chiesa di S. Dionigi, dove si celebrava messa ancora nel Settecento secondo testimonianze scritte. Non molto tempo fa il castello possedeva ancora una funzione sociale, non più di difesa, ma sempre di aggregazione: si veniva qui a pregare. Il luogo dove nascevano i conti signori della valle era rimasto sacro per la comunità dei credenti. In illustrazioni di metà Ottocento compaiono grandi croci che segnavano chiese e cimitero e che erano meta delle processioni di penitenza delle tre parrocchie confinanti. Quelle croci erano state posizionate per decreto dell'arcivescovo Carlo Borromeo dopo la visita pastorale del 1574, quando si decise la costruzione di un'altra chiesa parrocchiale, nonché l'abbandono e la demolizione di quella di S. Dionigi.
Sotto quei ruderi la terra deve essere pregna di ossa. Ancora oggi per un anziano di Cuasso la frase "Andare a S. Dionigi" equivale a "Finire al cimitero". Il Bianchi trovò resti di scheletri, appartenuti a un bambino e un adulto, forse del XII secolo o giù di lì. Delle esequie si occupò don Carlo Bertoni, che assisteva nell'impresa. Diede a quei resti umani ciò che meritavano, e che forse avevano già avuto: una sepoltura cristiana.
Il professore trovò degli affreschi, o meglio ciò che ne restava. Nella fredda e umida terra altri reperti: pezzi di ferro affilati, monete, oggetti all'apparenza insignificanti e arrugginiti, cocci di vasi. Nel suo studio si parla di altri ritrovamenti. Frammenti di ceramica, lame, posate, "oltre a una moneta o medaglia quadrata, il tutto finito non si sa dove". L'antropologo Roberto Corbella ci ha parlato di altre piccole scoperte compiute dalle maestranze di Arcisate che lavorarono nel cantiere della linea Cadorna. Anche loro durante gli scavi ritrovarono numerosi oggetti, addirittura due umboni di bronzo tipici dell'età longobarda.
I reperti del Bianchi finirono nella cassaforte del Comune, come ricordano dipendenti di lunga data. Ma ad oggi non si riesce a trovare traccia di quegli oggetti.
Il Bianchi, però, si era tenuto qualcosa nell'intenzione di indagare personalmente la loro importanza. Ce li ha consegnati in una scatolina di cartone, poco prima della scomparsa, forse presagita: tre monetine, una fibula di bronzo e un coltellino o rasoio di ferro molto arrugginito.
Ci siamo presi l'impegno di capirci qualcosa di più, di farli analizzare per sapere cosa siano e quanto tempo abbiano. Per questo abbiamo consultato degli esperti. Il loro responso, di cui daremo notizia nella prossima puntata, è sorprendente.
di Massimiliano Carminati