Si chiama Guido Gay e risiede in Canton Ticino: è stato lui, con il suo team, a ritrovare la nave affondata dai tedeschi
A distanza di quasi 80 anni dal dramma, una squadra di ricerche coordinata dal luganese Guido Gay è riuscita ieri a confermare l’individuazione di parte del relitto della “Roma”, nave da guerra italiana affondata nel corso della Seconda guerra mondiale.
Grazie all’utilizzo di un “robot” subacqueo e di altri strumenti, e con base operativa dal catamarano “Daedalus” su cui si trovava anche personale della Marina militare tricolore, una porzione consistente dello scafo è stata rilevata con certezza - dopo un primo avvenuto domenica 17 giugno - a circa 16 miglia nautiche dalle coste della Sardegna, nel Golfo dell’Asinara, alla profondità di circa 1’000 metri.
La corazzata “Roma” fu colpita dai tedeschi nella giornata di giovedì 9 settembre, poche ore dopo l’entrata in vigore dell’armistizio che Pietro Badoglio - fresco di nomina a capo del Governo italiano, dopo l’arresto di Benito Mussolini - aveva concordato con gli Alleati. Nell’affondamento della “Roma” perirono 1’352 marinai.