Prima parte - Scenari e strategie dei partiti di fronte all'avanzata dell'antipolitica e alla crisi amministrativa
Che la sinistra sia in crisi d'identità, è assodato ormai da oltre 20 anni. Che si rifiuti di trovare una strada che consenta l'uscita dal guado, e preferisca crogiolarsi in velleità di alleanze che guardino al centro, abbandonando l'ultimo barlume della sua origine (quella di forza popolare), è una recente scoperta.
Guardiamo la situazione soprattutto al Nord. Negli ultimi dieci anni, da quando la Lega, passato il periodo rivoluzionario, si era richiusa nell'alleanza con Berlusconi, la tattica delle forze politiche di centrosinistra, oggi confluite nel Partito democratico, è stata quella di una lenta desistenza, cercando di copiare parole d'ordine e temi del leghismo, arrivando a scimmiottare le battaglie a favore dell'autonomismo e della difesa delle imprese tartassate dal fisco dello Stato centrale.
A Varese, questa tattica si è tradotta a livello locale con un lungo tentativo d'intesa con la Lega in consiglio comunale, fino ad arrivare alla convergenza dei voti del centrosinistra su singole tematiche amministrative con il Carroccio, quando il Pdl votava contrario. Situazioni verificatesi soprattutto nel precedente mandato, la prima giunta Fontana, e in particolare sulla "guerra" delle municipalizzate, quando Lega e Pdl (ai tempi c'erano ancora Forza Italia e An) puntavano in direzioni opposte sulla politica delle aggregazioni.
Nell'anno 2012, dopo che gli scandali giudiziari e famigliari della Lega hanno messo in diffcoltà il partito, il Pd varesino ha cambiato interlocutore nel centrodestra, ricercando intese con il Pdl. Intese che si sono concretizzate con la convergenza di voti su emendamenti al Bilancio presentati appunto dai berlusconiani, passati con i voti del Pd, e con la Lega contraria.
Non ci interessa adesso andare a spulciare le singole motivazioni, la natura dei provvedimenti e le ragioni del voto unitario Pdl-Pd.
Il punto è che un partito d'opposizione, il principale partito d'opposizione, a Varese, manca da quasi vent'anni di una linea strategica propria.
Incapace, o impaurito, di proporre un'idea di città espressione del centrosinistra, corre da sempre verso il centro, puntando a riproporre in chiave locale quella che è l'ammucchiata romana del governo Monti.
La crisi, il momento delicato, sono foglie di fico dietro le quali il centrosinistra varesino si nasconde, intimorito dalla battaglia elettorale, dove ormai da troppo tempo dà per scontata una sconfitta.
Ora, l'avanzata dell'antipolitica e la crisi generale del sistema sorge anche dalla mancanza di idee. Nel momento in cui i partiti politici diventano semplicemente cassonetti di posti di potere e amministratori, per quanto bravi, e non sono in grado di portare avanti una linea politica, la gente si allontana.
E fugge inseguendo messaggi populistici, fatti di slogan e di poca concretezza.
Per questo le prossime elezioni, a qualsiasi livello, potrebbero essere una Caporetto delle forze politiche tradizionali.
Le quali hanno anche un altro estremo difetto: proporranno sempre gli stessi volti, nel centrodestra come nel centrosinistra, le stesse personalità nate e cresciute negli "allevamenti" di partito.
Gente che è entrata in Parlamento poco dopo i 20 anni e non ha mai saputo lavorare.