Un lettore commenta il declassamento deciso dalle solite "agenzie di rating Yankee" che continuano a giudicare gli altri e mai gli Usa, colpevoli
Egregio Direttore,
Indubbiamente nelle ultime settimane gli argomenti di cui varrebbe la pena discutere si sono moltiplicati vertiginosamente. Ma oggi, di fronte al declassamento ad orologeria di vari paesi europei da parte delle solite agenzie di rating Yankee , Italia ovviamente compresa, vorrei proprio esporre alcune considerazioni.
Prima di tutto il fatto che questi declassamenti, preceduti sempre da una serie di "voci" sul declassamento stesso, avvengano regolarmente in concomitanza di qualche evento per così dire "propositivo" a fronte della crisi in corso, e che non siano mai accompagnati dalla messa in discussione dell'affidabilità americana, giudicata sempre massima o quasi malgrado i parametri a dir poco non brillanti dei conti di quel paese, come già citato in altra circostanza, mi fa pensare che si tratti di una operazione di aggressione scientifica ai paesi europei ed ai loro operatori economici; operazione tesa a scaricare sull'Europa, approfittando delle sue debolezze e divisioni politiche, le colpe di una crisi economico-finanziaria nata negli Stati Uniti in seguito all'esplosione di enormi bolle speculative, cresciute grazie ad una politica caratterizzata dalla più ampia deregulation (vedi del resto la crisi del 29').
Difatti questa tesi può trovare ampio conforto, se si guarda alle dichiarazioni per lo meno fantasiose del candidato alla casa bianca Romney, il quale vede l'Europa, ovviamente Grecia e Italia in primis, come un modello negativo e responsabile della crisi finanziaria mondiale (!!!!).
Poi questa operazione di "scaricabarile" potrebbe anche servire, a mio avviso, nascondendo la realtà delle finanze americane, a consentire, come si è visto, al loro presidente di recarsi al pentagono e garantire che, malgrado qualche piccolo sacrificio, si continueranno a spendere miliardi di dollari per la di(of)fesa, al fine di mantenere negli anni a venire la loro supremazia militare nel mondo.
Cioè, in parole povere, a continuare una politica di fatto vetero-imperialista, basata sia su guerre neo-coloniali camuffate da "esportazione" della democrazia, millantando l'esistenza di armi di distruzioni di massa e bombe atomiche del caso, e sia sull'appoggio diretto ed indiretto a gruppi di opposizione (pacifici e, quando serve, anche non pacifici) a governi stranieri ritenuti non compatibili con i loro interessi (cioè indipendenti...), come ha evidenziato in modo chiaro il premier russo Putin (e prima di lui l'ex presidente georgiano Shevardnadze).
Quindi l'Europa deve trovare un soprassalto di dignità e reagire, parlando a chiare lettere agli americani, ricordandogli in primis che la seconda guerra mondiale è finita da quasi 70 anni, spiegandogli poi che il mondo oggi ha bisogno non di avventure finanziarie e militari, ma di stabilità ed investimenti mirati alla ricerca ed a risultati concreti, e, in conclusione, sottolineandogli il fallimento del modello basato sull'abbattimento indiscriminato delle frontiere economiche (alias globalizzazione), il quale ha portato follemente a far credere l'occidente che si potesse vivere di servizi, design e finanza più o meno creativa, a discapito delle produzioni agricole e manifatturiere, da delocalizzare rigorosamente.
Altrimenti non solo il progetto europeo non avrà alcun senso di esistere, ma il mondo intero rischierà di avvicinarsi a grandi passi ad una situazione di tensione crescente, che ricorderà non molto lontanamente ciò che fu il 1914 europeo.
Ringraziando comunque per l'attenzione, si coglie l'occasione per porgere i migliori saluti,
Giuliano Guerrieri