In Sardegna il segretario della Lega Nord chiarisce le posizioni del movimento, lancia i cavalli di battaglia per l'autunno e annuncia un'alleanza coi movimenti indipendentisti europei. Di Simone Rasetti
ISOLA ROSSA - Avviso di sfratto per Formigoni, chiusura dell'alleanza con Berlusconi su Roma e annuncio di un tour in tutto il Vecchio Continente per creare un grande rassemblement di movimenti indipendentisti in vista del 2014 ma anche la conferma di un referendum su iniziativa popolare sull'euro accompagnato da un processo pubblico contro Prodi che "ha fatto entrare l'Italia nella moneta unica ben sapendo che non eravamo pronti ma col solo scopo di fermare la Padania".
Roberto Maroni sta preparando la campagna d'autunno e qui in Sardegna - terra d'autonomisti - sta studiando il dossier Europa "quella dei popoli e non delle nazioni" sempre più convinto che il modello svizzero sia l'unica via d'uscita anche per superare la crisi economica "che è solo all'inizio".
E ragiona così: "Cantoni che hanno scelto di stare insieme ma che sono liberi di uscire dalla Confederazione quando vogliono, quando non hanno più convenienza" questo rende tutti corresponsabile e quindi "non può capitare come in Sicilia che un governatore il giorno delle dimissioni stabilizzi 190mila precari il cui stipendio lo paghiamo poi tutti noi".
Regionali
"Abbiamo due grandi governatori, Cota e Zaia, speriamo presto di poterne avere uno anche in Lombardia".
E' l'obiettivo primario da raggiungere (con Fontana o con lo stesso Maroni) possibilmente già nel 2013 abbinando le Politiche alle Regionali, al più tardi nel 2014 insieme alle Europee; ma per issare la bandiera sul Pirellone il percorso potrebbe non essere facile.
Con la Lega del nuovo corso che si trova al bivio: arrivarci insieme al Pdl (con Formigoni invitato a cercarsi un posto a Roma o a Bruxelles) o staccare la spina e tentare la corsa in solitario mettendo a rischio però il governo di Veneto e Piemonte. In entrambi i casi la questione è legata a filo doppio con la partita nazionale che "per quanto ci riguarda sarà decisa a gennaio".
Roma
"Lo ribadisco perché non ci siano dubbi: non è possibile nessuna alleanza con chi ha sostenuto Monti, la Lega correrà da sola".
Sempre che correrà: cresce infatti la tentazione - questo dipenderà anche dai sondaggi - di concentrare le forze al Nord (Regionali e Amministrative) e rilanciare in Europa lasciando strada libera (con eventuali indirette compensazioni) ad altri partiti in una sorta di politica di desistenza.
"Decideremo a gennaio" ribadisce Maroni chiudendo sia a Berlusconi che a Bersani colpevoli di tenere in piedi "il governo delle tasse". Ma il dito puntato è anche contro Casini ("uno dei nipotini di De Gasperi che con i Socialisti sono la causa del nostro debito pubblico") e Prodi ("ha voluto l'entrata nell'euro ben sapendo che l'Italia non aveva i numeri, meriterebbe un processo di popolo... lo organizzeremo").
La nuova via
Di una cosa il neo segretario federale non ha dubbi ed è quella che la Lega ha voltato pagina ("un po' di pulizia è stata fatta, altra ne faremo se sarà necessario, perché uno dei requisiti indispensabili per restare sul Carroccio è l'onesta"): "L'obiettivo è diventare il punto di riferimento per tutti i movimenti indipendentisti, autonomisti o federalisti".
Per questo Maroni comincerà in autunno un tour a tappe forzate in tutta Europa, per questo ha voluto cambiare lo statuto del partito parlando di confederazione, per questo vede nel voto del 2014 uno snodo fondamentale per poter riunire sotto un'unica bandiera forze diverse "che vogliono un'Europa dei popoli" che passerà anche da un referendum sull'euro chiesto "su iniziativa popolare", "proposta che lancerò al Berghem Fest".
L'idea è quella di mettere insieme le forze ora disperse, coordinarle, creando quelle sinergie indispensabili in chiave elettorale ma anche tornare a fare politica, "investire nei militanti e non come in passato nei pezzi di vetro".
Non solo banche
Per l'ex ministro sarebbe in atto un vero e proprio saccheggio di denari pubblici con "le banche che prendono a prestito all'1% miliardi dalla Bce guidata da un italiano e poi invece di investire i soldi nella crescita si limitano a comprare titoli di stato".
E il governo dei tecnici? "Ha fallito, siamo arrivati addirittura a rimpiangere il ministro Tremonti, un amico ma che certamente ha le sue responsabilità".
Equilibri
La partita che si appresta a giocare è delicata come delicati sono gli equilibri: non è più pensabile infatti riproporre semplicemente vecchi schemi (Lega di lotta e Lega di governo) ma se la scelta di chiudere col Pdl ("che appoggia Monti") è ormai stata presa a Roma, nel Nord (Lombardia, Veneto, Piemonte e in moltissimi comuni) i compromessi restano tutti in piedi creando una certa confusione nell'elettorato.
In tempi stretti dunque Maroni dovrà sciogliere anche qui le riserve e se si dovesse decidere di passare all'opposizione dovrà farlo consapevole delle resistenze non solo di consiglieri, assessori o sindaci ma anche di quell'esercito di professionisti che siede nei cda, nelle direzioni generali di ospedali e asl, in quel sottobosco di interessi che l'ex ministro degli Interni ha deciso di combattere quando ha impugnato la scopa.
Simone Rasetti