La sezione varesina:"L'Italia non sembra stia facendo i propri interessi, ma più semplicemente sembra stia collaborando per motivi economici e geopolitici"
Egregio direttore
L'ennesima perdita di un giovane militare professionista in Afghanistan ci porta obbligatoriamente a delle considerazioni che vanno oltre ad il solito pacifismo tout court, nonchè oltre a questioni esclusivamente economiche, cioè legate al costi comunque importanti, specie in questo momento, di tali interventi.
Premesso che è ormai evidente ai più che in Afghanistan sono in corso operazioni di guerra, e non di peace keeping (con tutte le questioni formali non indifferenti del caso, visto che ci consideriamo uno stato di diritto), è giunto infatti il momento di dire chiaramente che in quel Paese, come prima in Iraq o in Libano, l'Italia non sembra stia facendo i propri interessi e/o occupandosi della propria sicurezza, come i media stanno propinando da anni, ma più semplicemente sembra stia collaborando supinamente al disegno dei "liberatori" americani, consistente nella presa di controllo del cosi detto "grande medio oriente" (medio oriente classico più asia centrale ex sovietica) per evidenti motivi non solo economici (petrolio e idrocarburi), ma anche geopolitici e strategici (infatti da quella posizione possono tenere "sotto controllo" tutti i potenziali loro competitori: Europa, Russia, Cina, India, ostacolando la formazione di un blocco almeno economico euro-asiatico che potrebbe tagliarli fuori).
Se infatti la ragione fosse realmente la guerra ai santuari del terrorismo islamico sunnita (al quaeda e gruppi affini), è legittimo chiedersi almeno due questioni: a) perchè in passato, al fine di combattere la presenza sovietica in Afghanistan, gli americani, insieme a due grandi esempi di democrazia come Pakistan e Arabia Saudita, hanno sostenuto la nascita e l'azione dei gruppi mujahidin, eredi degli attuali talebani e soci? b) perchè si sta sottovalutando il fatto che la galassia fondamentalista islamica sunnita, legata ad al quaeda, sta ormai trasferendo il proprio baricentro e i propri principali santuari nella regione vasta e complessa del Sahel, con conseguenze drammatica già evidenti per l'Africa equatoriale ed il corno d'Africa (Mali, Nigeria, Somalia, ecc.), e potenzialmente gravissime in futuro per l'Europa e specialmente per il bacino del Mediterraneo?.
Giuliano Guerrieri,
a nome della sezione della Lega Nord Varese