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Un voto dei parlamentari leghisti, in vista per domani 22 giugno, potrebbe far saltare la carica del capogruppo alla Camera. Che adesso rischia al posto di Giorgetti
Lo scontro dentro la Lega potrebbe segnare un punto a favore dell'area maggioritaria, quella legata al ministro agli Interni Roberto Maroni , Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti, quello che fino ha ieri sera avrebbe rischiato il commissariamento in base ai rumors usciti come un fiume in piena dal Carroccio.
Il capogruppo alla Camera, il bustocco Marco Reguzzoni, domani potrebbe essere rimosso dalla sua carica a Montecitorio. Al suo posto in pole position c'è Giacomo Stucchi.
L'ipotesi, a quanto si apprende da fonti interne alla maggioranza, sarebbe stata valutata nel corso di una riunione dei parlamentari dopo il voto di fiducia di oggi alla Camera dei deputati.
La decisione ufficiale dovrebbe avvenire entro la giornata di domani 22 giugno, con una votazione dei parlamentari.
L'avvicendamento, ufficialmente, rientrerebbe in un accordo di successione all'interno del gruppo ma, secondo alcune ricostruzioni, i motivi sarebbero anche di natura politica.
A spingere oggi per togliere l'incarico all'ex presidente della Provincia di Varese sarebbero stati gli stessi ministri leghisti Maroni e Calderoli, ai quali Umberto Bossi in persona avrebbe accordato di regolarsi come meglio credono per calmare le acque all'interno del partito.
E alla luce di quanto avvenuto nelle ultime ore, dal dopo Pontida in avanti, si scende inevitabilmente nel campo di battaglia venutosi a creare dentro la Lega. Ormai tutti i giornali ne parlano.
Da una parte quello che viene chiamato dalla stampa il "cerchio magico", ovvero, la vicepresidente del Senato Rosy Mauro, i capigruppo alla Camera e Senato Marco Reguzzoni e Federico Bricolo e il sottosegretario alla Semplificazione Francesco Belsito. A questi molti aggiungono Manuela Marrone, moglie di Bossi e gran consigliera del Senatùr.
Dall'altra parte, Roberto Maroni, Roberto Calderoli, Giancarlo Giorgetti - quello che fino a ieri ha rischiato di essere disarcionato dalla segreteria nazionale della Lega Lombarda - e quelli che a lui rispondono, in primis il sindaco di Varese Attilio Fontana.
Poi anche i veneti legati a Flavio Tosi, Luca Zaia e Gian Paolo Gobbo, segretario della Liga Veneta che anche lui avrebbe rischiato il commissariamento a favore di Bricolo.
Uno scontro tra correnti acuitosi, dicono i bene informati della Lega Nord, durante Pontida alla vista del mega striscione che acclamava a Roberto Maroni presidente del Consiglio. E che di fatto sancisce la scelta della base per il dopo Umberto Bossi a leader del movimento.
Da qui avrebbe avuto accelerazione il tentato il "golpe" a Giorgetti, perchè colpire lui significa andare anche a indebolire Maroni. Questo è almeno quanto è apparso chiaro a molti militanti, di Varese e non solo.
E che quando hanno appreso dell'ipotesi "caduta di Giorgetti" non hanno esitato a promettere tuoni e fulmini: dalle dimissioni di amministratori alla riconsegna delle tessere, passando per una manifestazione a Gemonio per far capire a casa Bossi da che parte sta la base.
Anche se una precisione è d'obbligo:"Non ce l'abbiamo con Umberto Bossi", ha tenuto a sottolineare ieri un esponente importante della Lega. Volendo ribadire la fedeltà al capo dei lumbard.
Ma a questo punto i big del Carroccio avrebbero considerata colma la misura. L'ipotesi del commissariamento di Giorgetti sarebbe stata stroncata da Maroni e Calderoli, e avrebbe portato alla possibilità che Reguzzoni venga sostituito nel suo ruolo di capogruppo alla Camera.
Se davvero così fosse, è chiaro che la "vendetta" nella Lega sarebbe stata servita a distanza di poche ore. Quindi, non una vendetta fredda ma rovente.
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni non si scompone per la "richiesta d'informazioni" della Ue. Alla stampa:"Accertare le cose prima di dare informazioni". I 75 clandestini giù rimpatriati in Egitto.
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