Dopo l'apertura di indagini sull'opera che avrebbe oscurato il Lario e le polemiche da parte del centrodestra e dell'opposizione, l'assessore Caradonna ha consegnato al sindaco le proprie dimissioni
Dopo l'apertura di indagini sull'opera che avrebbe oscurato il Lario e le polemiche da parte del centrodestra e dell'opposizione, l'assessore Caradonna ha consegnato al sindaco le proprie dimissioni
Caradonna ha consegnato le proprie dimissioni. L’assessore comasco, responsabile della realizzazione del muro sul lago, ha consegnato oggi le proprie dimissioni nelle mani del sindaco Bruni. Resta ora da vedere se il primo cittadino le accetterà, ed eliminerà Caradonna dalla compagine di giunta, o se lo terrà con altre mansioni.
Fatto sta che la decisione è arrivata dopo le modifiche al progetto iniziale, dove il muro non avrebbe oscurato la vista, modifiche decise apparentemente senza motivo, fatto che ha sollevato polemiche non solo dall’opposizione, ma dalla stessa maggioranza. Dal Pdl Stefano Molinari, Mattia Capriel e Massimo Sorrentino, insieme ai leghisti Ajiani e Lionetti, hanno accusato apertamente l’assessore. E lo stesso segretario cittadino del Pdl Stefano Rudilosso ha sottolineato che “se non c’è un solo responsabile per questo scempio, a livello politico lo è sicuramente Caradonna”.
Il leghista Martinelli va giù pesante: “Siamo sempre stati contrari ed i nostri assessori non hanno mai votato niente. Il sindaco ha la stessa responsabilità dell’assessore, a meno che non fosse all’oscuro dell’operazione, cosa comunque grave”.
La Lega ha portato avanti fin da subito una dura battaglia contro il muro. Oltre alla realizzazione di un manifesto, dove richiamato il fatto che Como non è Berlino, hanno anche aperto un gruppo su Facebook dove contrastare l'edificazione dello scempio.
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