Varese - Da Cavour a Garibaldi, passando sotto la sottana della contessa di Castiglione, le cui mutande furono rubate da Napoleone III. Sesso, libertinaggio e bisessualità dall'unità dItalia ad oggi
Varese - “Silvio? In confronto ai nostri avi è un novellino”. Ed è questo che effettivamente emerge dalla mostra “Da Camillo a Silvio: 15 anni di amplesso di Stato”, un allestimento di foto, giornali e scritti d’epoca che ripercorrono la storia unitaria del Paese.
E che, soprattutto, tolgono i veli a quelli che erano i vizi dei protagonisti del Risorgimento.
E si scopre così, dietro la storia ufficiale, un mondo di sesso libero, rapporti promiscui ed un’insospettabile omosessualità molto diffusa all’epoca.
L’organizzatore si chiama Graziano Ballinari, storico per vocazione, che nel passato recente, e non solo, ama scovare le parti più “oscure” della vita dei grandi personaggi. “Oscure?” ride lui. “Una volta tutti sapevano tutto, ma nessuno si scandalizzava”.
Ed è con questa precisazione che si inizia il viaggio tra i pannelli allestiti all’interno della locanda “Cose di altri tempi”, nel cuore della castellanza di Bizzozero, a Varese. Politica e sesso si sono sempre incrociati.
E l’Italia più che dalle guerre e dalla diplomazia è stata costruita amplesso dopo amplesso nelle camere da letto di politici e nobildonne italiane.
A partire dalla contessa Virginia di Castiglione, vera artefice dell’unità italiana. Lei, 21enne nel 1859, sposata al conte Francesco Verasis Asinari di Costigliole d’Asti e Castiglione Tinella, ebbe uno stuolo di amanti. E fu impiegata da Camillo Benso di Cavour, suo cugino acquisito, per sedurre Napoleone III ed indurlo a scendere in guerra contro l’Austria.
“L’imperatore cedette solo dopo essere stato a letto con la contessa – racconta Ballinari – alla quale portò via come trofeo le mutande”. Altro che vizietto all’italiana. “La Castiglione, del resto, annoverava numerosi amanti – continua – in primis proprio Cavour. Il quale, a sua volta, aveva una relazione omosessuale con il marito della contessa”. Tra marito, moglie e amante di entrambi il triangolo non era un’eccezione. E spesso non erano solo in tre. “Lo stesso Garibaldi ebbe modo di conoscere la contessa. Del resto, l’eroe dei due mondi fu un grande seduttore”.
E da Cavour si passa a Garibaldi ed alle sue vicissitudini con un’altra nobile, la contessina Raimondi. La quale riuscì a sposare Garibaldi dopo lunghe vicissitudini, ma che subito ripudiata, senza che il matrimonio venisse consumato, perché una lettera anonima avvertì il generale che la sua novella sposa era incinta di un altro eroe del risorgimento: Luigi Cairoli.
Dai politici alla famiglia reale. L’unica santa fu la regina Elena. La suocera, invece, la regina Margherita era molto attiva al di fuori del letto coniugale. Tra i tanti amanti, il più noto fu uno dei ministri del primo governo italiano: Marco Minghetti. Ed alla faccia dell’omofobia, avere relazioni gay ai tempi dello Stato liberale non era un tabù. “Ne sanno qualcosa due ministri sempre del primo governo unitario – sottolinea – il ministro all’agricoltura Giuseppe Natoli e quello all’istruzione Terenzio Mamiani, che avevano una relazione tra di loro”.
E persino un uomo austero come Mazzini aveva 26 donne. Nemmeno i regnanti di casa Savoia fecero mancare le proprie debolezze della carne: dal primo re d’Italia Vittorio Emanuele II “che aveva per amante la bella Rosina, contadina 16enne. Quando andava dal re, le veniva raccomandato di non lavarsi, perché al monarca piaceva l’odore di sudore”.
Si arriva poi al fascismo, con un Duce donnaiolo che “riceveva a Palazzo Venezia una donna al giorno e, per eccitarsi, la scopava senza togliersi gli stivali. E che fu il primo uomo intercettato della storia. Prima di Silvio, vennero registrate le conversazioni telefoniche tra lui e Claretta Petacci”. In questo scenario appaiono ridicole, secondo Ballinari, le polemiche sollevate contro Berlusconi.
“La cosa triste – commenta – è che la bernarda è diventata l’unica arma politica. Ma Silvio ne è uscito in piedi: ha dimostrato di essere ancora l’unico uomo italiano”.