
Venere o Atena? Questo è il solo vero problema, cari miei, l’unico dubbio amletico che, spogliatici di qualunque sovrastruttura o retaggio maschilista di sorta, affligge l’animo di noi maschietti.
Con buona pace dei sedicenti spregiatori del sesso debole, i trucidi della porta accanto, quelli che – a sentir loro - possono fare a meno delle donne e anzi disporne a proprio piacimento, la verità è che noi uomini, qualunque sia la nostra indole, siamo loro schiavi.
In questo sadico circo degli affetti dove sono sempre loro a detenere saldamente lo scettro del comando, noi siamo vittime sacrificali, prede che si offrono volutamente al martirio ed il margine di libertà che ci è concesso è assai limitato. Possiamo scegliere tra due archetipi, Venere o Atena appunto, decidere se cedere alle melliflue lusinghe della dolcezza, abbandonarci lentamente ma inesorabilmente all’oppiaceo delle mille attenzioni di cui sono maestre consumate, fingendo nel contempo di conservare una parvenza di dignità e autocontrollo, oppure perdere ogni rispetto di noi stessi e lasciare che, candidamente perverse e crudeli, artiglino la nostra anima ed incatenino il nostro corpo, conficcando il tacco del loro stivale nella nostra carne viva. In ogni caso l’avranno avuta vinta.
Lo so, lo so… molti tra i miei più affezionati lettori (specie coloro che mi conoscono di persona) avranno già cominciato a sbraitare, mi sembra di sentirli, mi accuseranno di essere il solito pazzo visionario interpretativo, diranno che sono un incurabile pessimista e ci terranno a farmi notare che se esiste ancora un inviolato bastione della mascolinità, un club per soli uomini che fa tris d’assi con i circoli del poker ed i locali notturni, questo è senza dubbio il mondo del Metal: buie cantine dove energumeni dalle zazzere incolte, borchiati e tatuatissimi, ruttano in libertà roteando le chiome come ventilatori al suono delle chitarre… dopo la Legione Straniera, voi direte, non esiste al mondo nulla di più virile. Ebbene, signori, non è più così, rassegnatevi…sono arrivate le Wicked Asylum!
Mi sono imbattuto in loro per puro caso, una sera che, con alcuni amici, mi trovavo al “Golden Gate” di Cermenate. All’improvviso, catalizzando in un attimo l’attenzione di tutti i presenti, sono comparse sul palco cinque splendide diavolesse in pelle nera capitanate da Banshee, la cantante solista. A parte il nome di battaglia, di per se una dichiarazione d’intenti esistenziale e poetica, visto che, come insegna il grande bardo irlandese William Butler Yeats, nella mitologia celtica la banshee era la fata oscura, messaggera degli inferi ed ambasciatrice delle anime dei defunti (quale migliore biglietto da visita per entrare a pieno titolo nel firmamento del Metal?), la nostra Tarja Turunen in erba ha sfoderato una voce adamantina, stentorea, che avrebbe potuto far vacillare le colonne portanti del Paradiso ed una rabbia, una grinta ed una presenza scenica di fronte alle quali (complice l’alcool, lo confesso) sono rimasto ammirato.
Sono giovanissime le Wicked Asylum (il gruppo ha poco più di un anno di vita), talmente giovani che non hanno ancora messo insieme il repertorio sufficiente per realizzare un disco l’uscita del quale – assicurano comunque le ragazze – è imminente.
Non si perdono però d’animo le promettenti prezzemoline del rock insubrico e, seguendo una scaletta talmente densa d’impegni che perfino Mick Jagger faticherebbe a tenere il passo, alternano serate live nei locali del comasco a fugaci ma significative apparizioni nelle emittenti radiofoniche. Hanno stoffa da vendere le nostre piccole walkirie e ci auguriamo che le vicissitudini della vita non le inducano ad abbandonare i sogni di gioventù, riponendo la chitarra in soffitta per un più sicuro e redditizio impiego, sarebbe un vero peccato.
Di Paolo Mathlouthi







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