
Il Nord deve salvarsi dal centralismo. In particolare, lo deve fare a livello economico, per difendere le imprese delle province di confine che, lavorando in condizioni fiscali opprimenti, subiscono soprattutto la concorrenza della Svizzera.
Un problema già noto al Carroccio, a partire dal presidente della Provincia di Varese Dario Galli che oltre un anno fa aveva lanciato la proposta di trasformare Varese in una zona franca.
Un progetto che non è caduto nel vuoto. Dopo l’esempio varesino, ci sono state altre richieste di zone defiscalizzate, come quella proveniente dalla Provincia di Verbania (clicca qui).
Il Carroccio punta a portare la battaglia a livello regionale, perché il peso della Regione Lombardia può portare a dei risultati.
Ed è questo l’obiettivo del candidato alle regionali della Lega Nord Fabio Binelli.
“La battaglia sulla zona franca lanciata dal presidente Galli – dice Binelli – è una soluzione che può salvare dalla crisi il nostro territorio. La situazione più grave riguarda le aree a nord della provincia di Varese. Lontane dalle vie di comunicazioni più forti, che si trovano nella zona sud della provincia, e con la vicina concorrenza delle imprese che operano in territorio ticinese con un regime fiscale molto più agevolate, il Varesotto, che da sempre si contraddistingue come terra di imprese, rischia di vedere chiudere anche quelle poche attività che ancora resistitone”.
La soluzione sarebbe quindi quella di realizzare una zona franca con un sistema fiscale che incentivi la nascita di nuove attività. Un po’ quello che possono fare le province a statuto speciale.
“Le richieste che partono dalla Provincia di Varese hanno bisogno di maggiore aiuti dalle istituzioni più alte. La Regione avrà sicuramente il peso necessario per portare avanti questa contrattazione con lo Stato”.
Dalla zona franca al problema dei frontalieri, i quali non sono stati danneggiati dallo scudo fiscale solo grazie alla Lega. “Il Carroccio è riuscito ad impedire che i fondi previdenziali che i lavoratori sono costretti a versare in Svizzera – continua Binelli – venissero considerati come evasione. Il secondo pilastro è infatti una assicurazione obbligatoria per i frontalieri. Bisogna evitare che questi lavoratori siano danneggiati da norme statali che non tengono conto delle esigenze del territorio”.
E sui fondi che una convenzione tra l’Italia e la Svizzera permette ai frontalieri di versare le somme all’Inps, è sempre la Lega che ha fatto in modo che questo fondo venisse tutelato da possibili stranezze. La battaglia parlamentare a favore dei frontalieri è stata portata avanti dalla Lega, ed in particolare dall’onorevole Giancarlo Giorgetti, dal senatore Fabio Rizzi e dal deputato Nicola Molteni.
Rizzi in particolare ha continuato a bloccare i tentativi da parte dello Stato centrale di attingere ai fondi che i frontalieri da oltre dieci anni (clicca qui), attraverso una convenzione tra l’Italia e la Svizzera, versano all’Inps. E che qualcuno avrebbe tentato di usare per altri scopi, diversi dagli ammortizzatori sociali per i frontalieri che perdono il posto.
“Questi soldi vanno innanzitutto tutelati per evitare che qualcuno a Roma finisca per usare le risorse dei frontalieri del Nord per opere come il ponte sullo Stretto di Messina – dice Rizzi – dopo che sono al sicuro, occorre indirizzare una parte del fondo alle province di confine, le quali potranno finanziare opere di sostegno ai frontalieri che perdono il posto di lavoro”.


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