Lo scalo Hupac non è più bloccato, mentre un manifestante muore ad Asti investito da una collega. Intanto le scorte di merci scarseggiano e si prevedono rincari. Il Garante chiede precettazione
L'Italia è ferma per il blocco dei Tir e verso le 5, sulla statale 10 di Asti si è anche registrato un dramma legato allo sciopero: un camion condotto da una camionista tedesca ha investito un autotrasportatore italiano di 45 anni, Massimiliano Crepaldi, uccidendolo.
Nel Varesotto il blocco ha coinvolto la zona di Malpensa, strategica per la distribuzione merci, con possibili ripercussioni a breve per tutta l'economia del territorio.
I Tir hannobloccato la Cargo city dello scalo aeroportuale di Malpensa e lo scalo intermodale Hupac di Busto Arsizio che serve Lombardia ed Europa. Il blocco è stato tolto nel pomeriggio di martedì, ma è rimasto un presidio della protesta.
Qui hanno piazzato la base autotrasportatori e padroncini che avevano formato una colonna di circa 50 mezzi.
Il motivo della protesta ricalca quella di tutti gli altri luoghi d'Italia, alle prese con un blocco che potrà avere effetti devastanti sulla produzione delle fabbriche e sul portafoglio della gente per via del rincaro delle merci.
Infatti, il mancato approvvigionamento si farà sentire a breve se le cose non cambieranno. E la penuria potrebbe fare schizzare i prezzi alle stelle. Senza considerare che i prodotti deperibili rischiano di marcire nei punti di stoccaggio (latte, fiori, frutta e verdura). Scarseggia il carburante e in alcune zone del Sud code ai supermercati. Al mercato generale di Milano (frutta e verdura) le merci disponibili finiranno in un paio di giorni al massimo.
Da segnalare anche il "grido di dolore" Univendita, l'associazione di categoria che riunisce le più importanti aziende italiane operanti nel campo della vendita diretta a domicilio. "Tre milioni di euro al giorno: tanto ci costa in merci non consegnate lo sciopero selvaggio dei tir che sta colpendo il Paese - dice Luca Pozzoli, presidente Univendita -. Un conto che, se l'agitazione continuasse sino a venerdì, arriverebbe a 15 milioni per le nostre aziende associate. Si tratta di un costo enorme, se pensiamo che il settore della vendita diretta, nel suo complesso, muove nove milioni di euro in merci al giorno"
"Non ce la facciamo più - si difendono i camionisti che hanno manifestato all'Hupac -. Le scelte del governo Monti ci stanno schiacciando. Oggi consegnare e percorrere strade lascia un margine di guadagno bassissimo".
I motivi? Il prezzo del gasolio, pedaggi autostradali, spese assicurative, intermediazioni, controlli e molto altro. E adesso che tale protesta ha fatto presa sul Nord non sembra volere smettere prima del conseguimento di risultati
Di certo i problemi si vanno propagando a macchia d'olio. Sono partiti dal Sud e sono arrivati in Piemonte e Lombardia. In Calabria sono finite le scorte di pasta nei grandi magazzini e in Piemonte la Fiat ha dovuto sospendere la produzione negli stabilimenti di Mirafiori. Ma anche in quelli di Cassino, Pomigliano e Melfi non sono partiti il primo e il secondo turno.
E il Garante chiede la precettazione, mentre il ministro dell'Interno ha definito inaccettabile la situazione.