Varese (21100 VA), Lombardia | m.s.l.m.: 382 | Collina interna | km²: 54,93 | Ab.: 81.788
Prendendo spunto dalla denuncia ai tre Giovani padani per la scritta anti-Monti, un nostro lettore ragiona su libertà di espressione e reati di opinione
Prendendo spunto dalla denuncia ai tre Giovani padani per la scritta anti-Monti, un nostro lettore ragiona su libertà di espressione e reati di opinione
Egregio Direttore,
A mio avviso la questione della scritta sul muro dell'ippodromo è soltanto l'ultimo tassello di un mosaico che ormai va ben oltre alla realtà locale ed italica, ma riguarda si può dire tutto il mondo occidentale, quello dei cosi detti "stati democratici e di diritto".
Premesso che ovviamente se una persona viene sorpresa ad imbrattare un muro, ci sta che venga denunciata per imbrattamento e/o danneggiamento, e inoltre, se la scritta è un epiteto diretto contro qualcuno, ci sta anche che questo qualcuno sporga querela per calunnia.
Premesso poi che, essendo la libertà di espressione/opinione, insieme alla libertà di associazione, un fondamentale irrinunciabile della democrazia (tanto è che non solo sono garantite costituzionalmente, ma credo nessuno si sia mai sognato di proporre una modifica di tale parte della carta) certamente concordo sul fatto che il terreno del confronto tra idee, per quanto deciso, non dovrebbe essere un aula di tribunale.
Ma appunto qui il nocciolo della questione è proprio la denuncia per "vilipendio alle istituzioni", cioè un reato d'opinione, esattamente come avvenuto pochi mesi fa a Busto Arsizio, dove, se non ricordo male, alcuni giovani del PDL, che stavano scrivendo su un muro una frase in ricordo di Sergio Ramelli, attivista missino vittima degli anni di piombo, furono denunciati non solo per imbrattamento/danneggiamento del muro in questione, ma anche per "apologia di fascismo"...
Dunque vilipendio alle istituzioni, vilipendio delle forze armate (credo che anche il regista del realistico film sulla prima guerra mondiale "Uomini "Contro" fosse stato denunciato per questo reato), vilipendio della bandiera, vilipendio della resistenza, vilipendio della religione di stato, attentato all'onore ed alla dignità del capo dello stato, apologia di qua e di la, istigazione di qua e di la, negazione di qua e di la, oltre a nuove proposte in cantiere, sono testimonianza ormai del proliferare dei reati denominati appunto di opinione, che però pongono a degli ordinamenti, che si definiscono appunto democratici e di diritto, almeno due gravi questioni: una di ordine etico-giuridico, e l'altra di ordine etico-procedurale.
Infatti, anche se non sono un giurista, mi sembra che per la prima questione non solo il concetto stesso di reato di opinione sia chiaramente in contrasto per il principio fondamentale della libertà di espressione, ma, essendo appunto essa garantita costituzionalmente, trovo anche dubbia la costituzionalità di tali reati.
Mentre la seconda questione nasce dal fatto che, se da un lato per me un reato penale dovrebbe poter essere imputato con ragionevole certezza a colui che lo ha commesso, dall'altro il reato di opinione rischia di poter concretamente essere per cosi dire "cucito addosso" ad una persona, a seconda per pensiero di colui che, nella circostanza, viene chiamato a giudicare la questione.
D'altro canto da un punto di vista puramente etico è ovviamente sacrosanta per esempio la condanna della negazione e della apologia di crimini di guerra e contro l'umanità; ma, come nel caso del genocidio del popolo armeno perpetrato durante la prima guerra mondiale, quando ci troviamo di fronte ad un paese intero come la Turchia (tra l'altro candidata all'ingresso nell'unione europea) che nega ostentatamente ed arrogantemente l'accaduto, andando in contrasto aperto non solo con la Francia, ma anche in misura minore con la Svizzera (Paesi che prevedono come specifico reato la negazione di tale tragedia), cosa si fa poi? E chi decide cosa è stato un crimine di guerra e contro l'umanità e cosa non lo è stato?
Quindi, in conclusione, poichè il principio fondamentale da salvaguardare rimane secondo me la libertà di espressione, non sarebbe più giusto accettare una logica dove le opinioni, per quanto discutibili, si combattano con le opinioni, ferma restando la massima intransigenza nei confronti della violenza contro persone e/o cose?
Ringraziando comunque per l'attenzione, si coglie l'occasione per porgere i migliori saluti
Giuliano Guerrieri
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