Per Alfredo Gysi, responsabile delle banche estere in Svizzera, tanti clienti italiani continuano a preferire gli istituti elvetici grazie al rimpatrio giuridico.
Come già sostenuto nei mesi scorsi da alcuni esperti del settore, le ripercussioni dello scudo fiscale italiano sulla piazza finanziaria ticinese e svizzera potrebbero essere meno gravi del previsto.
L'ultimo a ribadirlo è Alfredo Gysi, Ceo della Bsi e presidente dell'Associazione delle banche estere in Svizzera. Per Gysi, che lunedì ha incontrato a Roma il mimistro Tremonti, la paventata uscita di capitali dalla Confederazione è stata tamponata dal rimpatrio giuridico.
In un'intervista pubblicata oggi dalla rivista economica "Finanz und Wirtschaft", Gysi ha detto che tanti clienti della Bsi "hanno fatto capo al rimpatrio giuridico e continuano a far amministrare in Svizzera i loro patrimoni assoggettati al fisco attraverso società fiduciarie italiane".
Quindi, forti anche dell'alta qualità dei loro prodotti che continua a farle preferire rispetto a quelle italiane, le banche svizzere starebbero subendo meno contraccolpi rispetto agli scudi di inizio anni 2000.
E per Gysi la priorità è ritrovare un dialogo sereno con l'Italia.
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Per il potente Istituto di credito il motivo sarebbe da ricondurre allo "scudo fiscale" e al conseguente rientro di capitali che avrebbe danneggiato la piazza ticinese.
Per un esperto elvetico gli effetti del provvedimento "saranno limitati per l'Italia" e al massimo in Ticino "taglieranno qualche impiego". Le ritorsioniù "Servono per fare vedere che si fa qualcosa. Come Tremonti".
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