Dongo (22014 CO), Lombardia | m.s.l.m.: 208 | Montagna interna | km²: 7,52 | Ab.: 3.481
I vecchi militi della Rsi chiedono e ottengono di posizionare una targa fotografica sul muro di Villa Belmonte e si solleva un polverone. Quando il passato non vuole passare
Un polverone per due fotografie su lastra di marmo bianco. Sul lago di Como, in particolare a Dongo e dintorni, i fatti di 77 anni fa tornano a scaldare gli animi della gente. La ritirata tedesca coi gerarchi fascisti al seguito sopravvive ormai nella memoria di pochi testimoni diretti, ma le vicende trasmesse da padre in figlio e la valanga di libri scritti sull'argomento non ha mai fatto sopire l'attenzione sull'esecuzione più importante della Seconda guerra mondiale.
Al centro della notizia c'è ancora una volta "Lui", Benito Mussolini, e l'amante Claretta Petacci, entrambi eliminati sommariamente e senza un processo che tante cose piuttosto scomode avrebbe potuto spiegare.
Ma la storia non si cambia e adesso l'argomento del contendere è soltanto una foto da posizionare all'esterno del celebre cancello di Villa Belmonte, a Giulino di Mezzegra, dove la storiografia ufficiale ripete che vennero fucilati il capo del fascismo e "Claretta" , mentre al massimo colpi di mitra vennero sparati contro due corpi già cadaveri.
All' origine della polemica divampata negli ultimi giorni, la decisione della maggioranza di centrodestra del Comune di Mezzegra - a capo della quale vi è la leghista Claudia Lingeri -, di accogliere la richiesta ricevuta via lettera dall'Uncrsi, l'Unione nazionale combattenti della Repubblica sociale italiana.
La firma della missiva è quella del conosciutissimo Mario Nicollini, 100 anni a breve e camerata di ferro. Nella lettera chiede di potere sistemare una foto commemorativa su una lastra di marmo bianco con i volti di Mussolini - in abito civile -, e della Petacci con i rispettivi nomi e la data del 28 aprile 1945.
Obiettivo dichiarato, quello di "rappresentare un ricordo storico di Claretta" e fare in modo che il manufatto (che va a sostituire la croce di marmo nero di Villa Belmonte) possa trovare posto prima dell'anniversario. Per la cronaca, da dire che da decenni i vecchi fascisti cercano di poter ricordare la Petacci, anche lei uccisa dai partigiani ed esposta allo scempio di piazzale Loreto.
L'Amministrazione di Mezzegra legge e approva. Per il sindaco Lingeri "non vi è rievocazione, ma soltanto ricordo umano. Un omaggio a due morti, nulla a che vedere con l'apologia di fascismo".
Tutto finito? Assolutamente no. Sulle barricate è arrivata l'Anpi di Como che attraverso il componente del direttivo Luca Michelini condanna la decisione del Comune, facendo leva anche sul fatto che accogliere una richiesta "di ex repubblichini" è decisione gravissima:"Speriamo che la Como civile si indigni", conclude.
Sull'altro fronte il Nicollini sprizza felicità e attende il 28 aprile per degna cerimonia.
Nel frattempo, come accade da sempre su questo argomento, l'opinione pubblica si divide su un passato che non vuole passare.