Varese (21100 VA), Lombardia | m.s.l.m.: 382 | Collina interna | km²: 54,93 | Ab.: 81.788
Grande traguardo per il gruppo che da quasi un secolo salvaguardia la tradizione culturale varesina. E presenta il primo album della sua storia
Grande traguardo per il gruppo che da quasi un secolo salvaguardia la tradizione culturale varesina. E presenta il primo album della sua storia
Ottancinque anni di vita.
E per festeggiare questo traguardo il Gruppo Folckroristico Bosino sfornerà il primo album della sua storia.
Nel 2012, infatti, il gruppo canoro della Famiglia Bosina raggiunge un grande traguardo, ed intende festeggiarlo con una serie di manifestazioni per ricordare la lunga vita del gruppo, nato dalla creatività del professor Giuseppe Talamoni e continuato dalla tenacia dei tanti "bosini" che si sono avvicendati nel tempo.
Il primo atto di questi festeggiamenti è dato dalla presentazione del primo cd mai realizzato dal gruppo
L'appuntamento è per venerdì 13 gennaio alle 15.30 nell'Aula Magna dell'Università dell'Insubria di Varese di via Ravasi.
"Per questo rivolgiamo il nostro caloroso invito a non disertare questo primo appuntamento dei festeggiamenti – lanciano un appello gli organizzatori - vi aspettiamo con fiducia, perché la vostra presenza ci rassicura che quanto viene fatto dal nostro gruppo con tanto sacrificio per portare avanti, nonostante le difficoltà dei tempi, le nostre tradizioni popolari, sta anche a voi a cuore".
La storia
La storia del Gruppo, nato come Gruppo canterino "Bosini", è strettamente legata, nel 1927, all'elevazione della Città di Varese al rango di Capoluogo di Provincia con l'istituzione, tra l'altro, anche del Dopolavoro Provinciale il cui primo dirigente, il marchigiano Nino Benni, consapevole dell'importanza che in quegli anni aveva assunto la conoscenza delle tradizioni popolari con la loro cultura e con i loro usi e costumi, cercò di trovare l'uomo giusto che per capacità artistiche, organizzative ed intelligenza potesse assumere l'incarico di formare un complesso folcloristico capace di riportare alla luce le antiche tradizioni, la storia, la vita dei tempi passati e la riscoperta degli antichi costumi.
Venne incaricato ad assolvere un così delicato compito, il prof. Giuseppe Talamoni, monzese di nascita, ma varesino di adozione, legato alla nostra terra soprattutto per la sua grande passione che lo legava alla bellezza pittoresca del territorio, i luoghi ameni, i paesaggi agresti, la storia e le tradizioni.
Personaggio noto e di grandi interessi, il prof. Talamoni era un artista poliedrico: insegnante di disegno, ottimo pittore con il piacere di scrivere versetti e poesie in vernacolo, che poi, illustrava con scenette e didascalie di grande fattura ed immaginazione accettò l'incarico e si impegnò nella ricerca, non facile, di reperire tutte quelle notizie, anche minimali: di folclore, di tradizioni, di costumi e quant'altro potesse interessare e dove i ricordi del passato, ancor freschi nelle menti degli anziani, potessero aiutare a comprendere il modo di vivere "di temp indré".
In tempi molto brevi, verso l'autunno del 1927, con la conoscenza delle arti e delle tradizioni popolari, seppe, con sapiente tocco d'artista e sulla scorta del materiale ritrovato, disegnare i costumi sia maschili che femminili ispirati ovviamente al tempo passato.
Origine termine Bosino
Nel suo volumetto del 1952, nella premessa il prof. Talamoní, riferito al termine "bosino", scrive:
"Quale sia l'origine del termine "bosino" non è facile stabilirlo, in quanto si perde nella lontananza del tempi; ma con molta probabilità esso sì riferisce alla predilezione del nostro contado ad allevare vaccini, per asservirli ai lavori della terra o usarli come mezzo di trazione".
Sotto questo aspetto è accettabile che "bosino" derivi dal latino "Bos" (bue).
C'è comunque più di una versione sull'origine della parola "bosino":
Natale Gorini, poeta dialettale ed autore del "Parolario Bosino" scritto nel 1996 con Clemente Maggiora, sostiene che la versione più attendibile è quella del prof. Dante Isella, massimo esperto di storia del dialetto locale e milanese, che fa derivare il termine da Ambrogio, ossia da terra di Ambrogio: Ambroeus diventa Ambrusin e poi Busin.
Già nella seconda metà del cinquecento, prosegue Gorini, c'era chi dal Varesotto andava a Milano per raccontare le cosiddette "bosinate", una sorta di poesie, di filastrocche ispirate a fatti reali o a personaggi, con un finale un po' moraleggiante.